Jay McInerney – Le mille luci di New York

(Dalla quarta di copertina)

E il romanzo d’esordio di Jay McInerney, con il quale è assurto al rango di icona della letteratura post-minimalista degli anni Ottanta. II protagonista, che lavora presso una rivista chic di New York, al Reparto Verifica dei Fatti, è “andato oltre su una coda di cometa di polvere bianca” nell’intento di saggiare i propri limiti, ma il mondo rutilante dei locali alla moda e dei personaggi di successo che frequenta durante le sue peregrinazioni notturne è incompatibile con la routine quotidiana. La vita spericolata non si concilia con un lavoro che inchioda alla scrivania dalla mattina alla sera. Il capo, una donna severa come una maestra elementare d’altri tempi, non è disposta ad accettare debolezze ed errori. II nostro eroe, che ormai non può più fare a meno di uno stick di Vicks inalante per aprirsi un varco tra i mucchi di “neve” indurita che gli ostruiscono le narici e di un paio di occhiali scuri per difendere gli occhi incapaci di affrontare la luce del giorno, viene licenziato senza preavviso. La vita privata non va meglio: la moglie, una ex ragazza di provincia diventata modella di successo, lo scarica da un giorno all’altro senza troppe spiegazioni. Ma questo comportamento ha ragioni profonde, le cui radici si trovano nell’infanzia e in complicati rapporti familiari. Quando l’autore affronta questa parte della storia dà il meglio di se stesso, scavando anche nella propria biografia, e la scrittura diventa commovente ma priva di sbavature sentimentali.

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Jean Paul Sartre – Il muro

Il muro uscito in Francia nel 1939, a un anno di distanza da La nausea, è probabilmente l’opera letteraria più forte e rappresentativa del grande intellettuale francese. Motivo comune dei racconti riuniti in questo volume è l’antitesi tra coraggio e viltà: una diversa attitudine, di fronte alla vita dei diversi personaggi, che un febbrile monologo interiore svela in un attimo oscuro del loro destino. Il muro dinanzi al quale i condannati troveranno la morte, le pareti delle stanze che chiudono tragici misteri sessuali e delittuosi, le storture e le ipocrisie sociali che avvelenano una coscienza al suo nascere e la preparano ad una sorte colpevole, sono i molteplici aspetti di questa realtà allucinata.

Fedor Dostoevskij – Il giocatore

 

(Dalla quarta di copertina)

In questo romanzo, scritto in soli 26 giorni, viene mirabilmente narrata la passione incondizionata per il gioco d’azzardo, vissuta dallo stesso Dostoevskij con incontenibile entusiasmo per via dell’inebriante commistione di audacia, voluttà e sofferenza in esso contenuta. La duplice attrazione del protagonista per il gioco e per l’altera ed inquietante Polina, pur in circostanze, ambiente e atmosfere vagamente allucinate, riflette del resto vicende e ambienti reali della vita dell’autore. Ma un altro motivo autobiografico determina un più segreto e vertiginoso intreccio nella storia, dal momento che Dostoevskij si trovò costretto a consegnare del Giocatore in un tempo brevissimo, pena l’acquisizione dei diritti sulle sue opere da parte di un editore-usuraio. Così, da uomo divorato dalla passione per la roulette, scriveva della natura sovranamente superflua del gioco. E mentre s’innamorava di una donna serena, salda, positiva, si trovava emblematicamente a raccontare di un sentimento forsennato, oscillando fra desiderio e schiavitù e pulsione omicida per una figura di donna ambigua, imprevedibile, possessiva.

Traduzione di Alfredo Polledro

Mathieu Bablet – Shangri-La

La Terra è diventata inabitabile e l’umanità vive stipata in una stazione spaziale orbitante, dove prende forma una società apparentemente perfetta. Il governo è in mano a una multinazionale, la Tianzhu, venerata come una divinità. Ogni cosa è stabilita. Nulla potrà cambiare. Tutto sta per cambiare.

Vanna Vinci – Frida Kahlo. Operetta amorale a fumetti

Un diario a fumetti per ricomporre l’arte, la vita e i sentimenti di Frida Kahlo: l’infanzia, l’incidente, il leggendario matrimonio con Diego Rivera, la scoperta della passione per una pittura trasformata in specchio dell’interiorità. La storia straordinaria di una donna magnetica, carismatica promotrice della propria immagine: un’icona pop.

John Niven – A volte ritorno

 

Dalla quarta di copertina

Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio, in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico – preti che molestano i bambini, enormità di cibo sprecato e popolazioni che muoiono di fame… – che Dio si vede costretto a rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: “Sei sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta?” Ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a NY, dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell’assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.

Alessandro Gisotti – 11 Settembre. Una storia che continua

Cosa fanno oggi gli eroi dell’11 settembre? Come è cambiata la vita dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime? A dieci anni dagli attentati che hanno cambiato la storia, questo libro propone una serie di toccanti testimonianze, raccolte a New York e Washington. Storie di dolore, coraggio e speranza che mostrano come il terrorismo abbia fallito, perché la voglia di vivere è più forte della paura di morire.

Massimo Fini – Ragazzo. Storia di una vecchiaia

Dalla quarta di copertina.

Una spietata analisi, senza infingimenti, senza autoillusioni, senza autoinganni sulla vecchiaia, al di là delle ipocrisie e della retorica con cui oggi cerchiamo di abbellire ed edulcorare quella che chiamiamo eufemisticamente “la terza età” rendendola così, se possibile, ancor più crudele e beffarda. E, insieme, in un gioco di rimbalzi e di controspecchi, un appassionato inno alla giovinezza, “quella irripetibile età in cui ci chiamavano ragazzi”. Animato da ricordi ed esperienze personali, nelle quali il lettore non farà fatica a riconoscersi perché Fini riesce a dare ai fatti che rievoca, ora con tenerezza, ora con ironia, ora con sarcasmo, a volte con lucida ferocia, significati e valenze universali. Il volume è anche una sorta di singolare autobiografia giocata solo sul filo del rapporto giovinezza/vecchiaia, sul cui sfondo domina, enigmatico e incontrastabile, il vero protagonista del libro: il Tempo.