Lonely Planet ed il futuro delle guide di viaggio

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Fino a pochi anni fa le guide Lonely Planet erano un punto di riferimento imprescindibile per i viaggiatori indipendenti di tutto il mondo. La pianificazione di un’avventura spesso partiva dall’acquisto del volume riguardante la nazione di destinazione: miriadi di informazioni pratiche e capitoli dedicati alla storia recente rendevano le guide Lonely Planet (edite da EDT in italiano) uno strumento utile per i viaggi in Europa e quasi imprescindibile per le destinazioni extraeuropee.

Nel 2007 il ramo commerciale della BBC, BBC Worldwide, comprò il 75% della casa editrice australiana da Tony e Maureen Wheeler, che l’avevano fondata, e da John Singleton, che ne era azionista dal 1999, per 130,2 milioni di sterline. Era il 1973 quando con “Across Asia on the cheap”, Maureen e Tony Wheeler diedero il via alle pubblicazioni della Lonely Planet. In tre mesi vendette ottomila copie. Lo spirito imprenditoriale dei coniugi Wheeler portò alla cessione della loro creatura quando la diffusione di internet aveva raggiunto praticamente  ogni angolo del mondo. Le informazioni per organizzarsi un viaggio su misura erano già disponibili su migliaia di siti internet. I viaggiatori più esperti già da anni giravano con il netbook nello zaino, e non solo per controllare l’ email o aggiornare il profilo Facebook. Dal 2007 ad oggi un nuovo scatto in avanti della tecnologia ha portato gli utenti ad avere la connessione disponibile anche sul proprio telefono: gli apparecchi portatili sono diventati dei veri computer tascabili e le applicazioni disponibili hanno notevolmente semplificato la navigazione. La guida cartacea rimane un oggetto di culto per i viaggiatori più romantici ma le informazioni di viaggio sono ormai disponibili ed aggiornate in tempo reale.

L’assegno intascato dai Wheeler rimane uno degli affari migliori dell’ultimo decennio nel settore editoria. A marzo 2013 la Bbc ha deciso di svendere il marchio LonelyPlanet alla compagnia statunitense NC2 Media per 51,5 milioni di sterline (circa 77 milioni di dollari), il 60 per cento in meno di quanto l’aveva pagata.

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