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Stefano Arata, un Grande Uomo

I colori dell'anima

Oggi voglio parlarvi di un grande uomo, di un grande professore, di cui, ahimè, in Italia si è persa traccia…
In una calda e noiosa giornata di fine agosto mi sono dedicata a curiosare un po’ in internet e mi è venuta la felice idea di inserire nel motore di ricerca il nome di un professore universitario brillante, gentile, un po’ timido, disponibile ed estremamente simpatico e gioviale che mi è rimasto sempre nel cuore, sebbene io abbia avuto la fortuna di seguire con lui solo la prima annualità di Letteratura Spagnola e di fare con lui il relativo esame, poi, purtroppo, più nulla, visto che il 20 luglio del 2001, mentre era in vacanza, è stato stroncato da un infarto a soli 42 anni.
Non sono riuscita a trovare molto in internet, se non una minuscola foto, che lo ritrae in tutta la sua disarmante semplicità
 ed un articolo…

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Gli Italiani, la lingua inglese e il complesso d’inferiorità

Articolo meritevole

D I S . A M B . I G U A N D O

Bandiera inglese

Le discussioni che nei giorni scorsi ha sollevato la petizione lanciata da Annamaria Testa #dilloinitaliano (al grido di «Ha ragione da vendere!», da un lato, e «No, è il solito atteggiamento snob degli intellettuali», dall’altro) mi inducono a condividere qualche riflessione sul rapporto che gli italiani hanno da decenni con la linguainglese. Tanto più la amano – al punto da infarcire il discorso di prestiti e calchi dall’inglese – tanto peggio la parlano. Un problema che sembra identico a se stesso dagli anni ’50, quando Carosone cantava «Tu vuo’ fa’ l’americano… ma si nato in Italì». Un problema che mi tocca da vicino, ohimè, perché ogni giorno ho a che fare con studenti

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Itaca (Konstantinos Kavafis, 1911)

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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni o i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere:
non sara’ questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi o Lestrigoni no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga,
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre,
tutta merce fina, e anche profumi
penetranti d’ogni sorta, piu’ profumi
inebrianti che puoi,
va in molte citta’ egizie
impara una quantita’ di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
Raggiungerla sia il tuo pensiero costante.
Soprattutto, pero’, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra’ deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia’ tu avrai capito cio’ che Itaca vuole significare.

Itaca (Konstantinos Kavafis, 1911)