Marco Petroni – St. Pauli siamo noi. Pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo

(Dalla quarta di copertina)

St. Pauli è il nome del quartiere portuale di Amburgo e della sua squadra di calcio. Un quartiere segnato da mille contraddizioni: da sempre punto di forza dello sviluppo commerciale della città e luogo di lotta; focolaio di resistenza all’ascesa delle squadre naziste e sede di insurrezioni sempre fallite. Nella prima metà degli anni Ottanta il quartiere è segnato da miseria e abbandono, ma rinasce attraverso i palazzi occupati della Hafenstrasse, roccaforte del movimento autonomo e crocevia di tutte le battaglie politiche e sociali dell’epoca, e il Millerntor, piccolo stadio di calcio, all’interno del quale, sotto la bandiera dei pirati e al grido di “Mai più guerra, mai più fascismo, ma più serie C”, prende forma una nuova tifoseria e un nuovo modo di intendere il calcio. Il St. Pauli FC, squadra con la fama di “club di perdenti”, diventa così la bandiera calcistica della sinistra radicale, della scena squat, degli antagonisti e dei punk dell’intera Germania. Grazie ai tifosi e alle loro battaglie contro il razzismo, prima sulle gradinate e poi all’interno della struttura societaria, il St. Pauli FC diventa il simbolo di una comunità sincera, capace di esprimere la passione popolare per un calcio liberato da ogni forma di discriminazione. Un libro che non è solo il ritratto di una tifoseria simbolo internazionale di antagonismo, ma anche la storia di un quartiere da sempre ribelle che, negli anni Ottanta, diventa il luogo di maggiore concentrazione della scena radicale tedesca.

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Jorge Amado – Bahia

(Dalla quarta di copertina)

Bahia è un libro pieno d’amore, quello di Amado per la sua città natale. In queste pagine il grande scrittore si fa guida al lettore nelle pieghe più segrete di questo luogo a metà fra Oriente e Occidente, la città magica, luogo privilegiato di tutti i misteri. Bahia appare come un universo a parte, in cui valori ancestrali come la sacralità dell’ospite hanno ancora corso, e in cui i rapporti umani sono ancora tali. Amado si manifesta etnologo, critico d’arte, critico letterario… ma, soprattutto, un ospite premuroso per il lettore che si addentra in queste pagine. Scritto nei primi anni Quaranta, Bahia rappresenta a tutti gli effetti la tela di fondo su cui Amado ha lavorato per i romanzi del cosiddetto “ciclo baiano”, ma non solo: personaggi, vicende, paesaggi di tutta la sua opera trovano qui la fonte ispirativa principale.

Luis Ferdinand Celine – Viaggio al termine della notte

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(Dalla quarta di copertina)

L’anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l’ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell’Africa coloniale, la New York della “folla solitaria”, le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un’opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell’abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell’incubo.

William Finnegan – Giorni selvaggi

(Dalla quarta di copertina)

Il surf è un’arte dai molti paradossi, in cui il desiderio di mostrarsi non è mai separato da quello di essere soli con le onde e sparire dietro un sipario di schiuma. “Le onde sono il campo da gioco. Il fine ultimo”. Ma sono anche l’avversario, la nemesi. William Finnegan ha subito l’incanto del mare fin da bambino, in California, vedendo i surfisti “danzare sull’acqua”. A tredici anni andrà a vivere ai piedi del cratere di Diamond Head, alle Hawaii. E quell’incanto si trasformerà a poco a poco in una devozione assoluta al dio oceano. A venticinque anni, il suo sogno è di rigenerarsi agli Antipodi e vedere il mondo prima che si trasformi tutto in Los Angeles. Inizia così “la ricerca”, il viaggio dell’inverno senza fine, la circumnavigazione del globo a caccia di onde. Prima Guam, poi le isole Samoa, il regno di Tonga, l’arcipelago delle Figi, dove scopre il magnifico break di Tavarua, davanti a un lembo di terra assente perfino dalle mappe. Al suo fianco c’è Bryan, che è andato al funerale di Kerouac e fa surf “come se non ci fosse un domani”. Ultima tappa il Sudafrica dell’apartheid, dove matura una nuova consapevolezza, poi l’inevitabile ritorno a casa. Ma la ricerca non è ancora finita.

Luiz Eduardo Soares – Rio de Janeiro. La furia e la danza

(Dalla quarta di copertina)

Un pugno nello stomaco. La rivelazione del lato oscuro di una delle città più sognate del mondo. La bellezza e la gioia di vivere carioca assediate dalla violenza di criminali e poliziotti, dalla ferocia della dittatura e dalla corruzione della democrazia, dal trionfo dei cliché che nascondono la realtà. Antropologo e scrittore, autore del libro da cui è stato tratto il famoso e cruento film “Tropa de Elite”, amministratore pubblico con alte responsabilità, Luiz Eduardo Soares ha avuto accesso al meglio e al peggio di Rio de Janeiro. Ha studiato e frequentato le favelas più malfamate, ma ha anche vissuto nei quartieri bene e lavorato nei grandi palazzi del governo. Per tutta la vita ha ascoltato racconti al limite dell’incredibile, ha preso il sole su spiagge da sogno, ha partecipato al famoso Carnevale, ha vissuto in altre città e in altri paesi, ma è sempre tornato a Rio. E ora ha deciso di raccontare la sua città al mondo. Così nasce questo libro, un caleidoscopio di orrore e speranza, bellezza e violenza, danza e furia. Mangueira, la peggiore delle favelas, e il suo cammino di cambiamento. La manifestazione di protesta spontanea del 2013, la più grande della storia brasiliana. I cliché, così superficiali, così profondi, della festa del Carnevale. L’orrore della tortura di stato durante la dittatura. La profonda corruzione della democrazia, vista in prima persona.

Chiara Ingrosso – Barcellona. Architettura, città e società 1975-2015

(Dalla quarta di copertina)

A partire dal 1975, momento decisivo della storia spagnola ed europea con la fine del Franchismo, Barcellona diventa uno dei laboratori urbani più attivi nel panorama nazionale e internazionale. Dal primo piano regolatore ispirato da Oriol Bohigas e da una nuova generazione di progettisti catalani progressisti, passando per la sperimentazione sul ruolo attivo dello spazio pubblico con la realizzazione di centinaia di nuove piazze, parchi e giardini, dalla città olimpica del 1992 fino alla metropoli del Forum delle Culture del 2004 e alla definizione di una nuova area, Barcellona viene trasformata in un inedito modello progettuale ed economico capace di essere “esportato” e applicato in altre realtà metropolitane. Il libro di Chiara Ingrosso si presenta come una sorprendente storia urbana contemporanea che indaga, attraverso un’accurata analisi delle fonti documentarie e una serie di dialoghi con alcuni dei protagonisti, la parabola sociale, culturale, politica, architettonica ed economica di Barcellona tentando un primo, significativo bilancio di questa esperienza.

James Frey – Buongiorno Los Angeles

(Dalla quarta di copertina)

Los Angeles. Immane distesa di auto e individui, serbatoio infinito di illusioni e sogni infranti, immagine esplosa di una società, miraggio che si accende ogni giorno come un’insegna al neon, Los Angeles lancia il suo richiamo a tutte le anime perdute, perché vengano a consumare le loro storie nel suo abbraccio capiente. Come Amberton, il grande attore viziato, la cui passione segreta per ciò che non può avere potrebbe distruggergli la carriera; oppure Joe, il vecchio homeless alcolista e filosofo di Venice Beach, che per salvare una drogata rischia di morire nel gabinetto pubblico dove si è installato; o la coppia di giovani scappati da un buco di provincia dell’Ohio con duemila dollari e troppe cicatrici; o ancora Esperanza, che è americana perché sua madre l’ha partorita quindici metri dopo aver oltrepassato il confine messicano, e che per un solo momento di umiliazione rischia di perdere tutto. Frey li segue, ce li fa vedere da vicino e intanto allarga la nostra visuale ad altri personaggi e alla città, a perdita d’occhio, fino a che improvvisamente ci rendiamo conto di essere davanti a un Paese intero, a una cultura, a un momento storico.

Stefano Arata, un Grande Uomo

I colori dell'anima

Oggi voglio parlarvi di un grande uomo, di un grande professore, di cui, ahimè, in Italia si è persa traccia…
In una calda e noiosa giornata di fine agosto mi sono dedicata a curiosare un po’ in internet e mi è venuta la felice idea di inserire nel motore di ricerca il nome di un professore universitario brillante, gentile, un po’ timido, disponibile ed estremamente simpatico e gioviale che mi è rimasto sempre nel cuore, sebbene io abbia avuto la fortuna di seguire con lui solo la prima annualità di Letteratura Spagnola e di fare con lui il relativo esame, poi, purtroppo, più nulla, visto che il 20 luglio del 2001, mentre era in vacanza, è stato stroncato da un infarto a soli 42 anni.
Non sono riuscita a trovare molto in internet, se non una minuscola foto, che lo ritrae in tutta la sua disarmante semplicità
 ed un articolo…

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Gli Italiani, la lingua inglese e il complesso d’inferiorità

Articolo meritevole

D I S . A M B . I G U A N D O

Bandiera inglese

Le discussioni che nei giorni scorsi ha sollevato la petizione lanciata da Annamaria Testa #dilloinitaliano (al grido di «Ha ragione da vendere!», da un lato, e «No, è il solito atteggiamento snob degli intellettuali», dall’altro) mi inducono a condividere qualche riflessione sul rapporto che gli italiani hanno da decenni con la linguainglese. Tanto più la amano – al punto da infarcire il discorso di prestiti e calchi dall’inglese – tanto peggio la parlano. Un problema che sembra identico a se stesso dagli anni ’50, quando Carosone cantava «Tu vuo’ fa’ l’americano… ma si nato in Italì». Un problema che mi tocca da vicino, ohimè, perché ogni giorno ho a che fare con studenti

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Mappa in bottiglia: le Isole Tremiti

tremiti

Sulla spiaggia di Torre Cerrano, in Abruzzo, abbiamo rinvenuto una bottiglia chiusa che conteneva una pergamena al suo interno: una mappa delle isole Tremiti.

L’arcipelago delle isole Tremiti accoglie da sempre i naviganti: terra di confine tra il mare ed il nulla, ieri approdo sicuro per naufraghi ed avventurieri, oggi per turisti giornalieri che ne godono della bellezza isolata.

Scrittori in cerca di ispirazione vi soggiornano fin dalla primavera, immergendosi nelle cale nascoste ed impervie, passeggiando per i saliscendi alberati, scalando le rocce che conducono al Santuario di Santa Maria a Mare sull’isola di San Nicola, circumnavigando in gommone le cinque piccole isole che formano “Le Tremiti”.

La maggiore delle cinque sorelle Diomedee, San Domino, offre anche una piccolissima spiaggia sabbiosa a lato del porto. Paradossalmente non ci sono spiagge alle Tremiti, c’è’ tanto blu, tanta acqua e tanto mare attorno ai cinque momenti di terraferma.

Cretaccio e’ poco più’ di uno scoglio ricoperto di sabbia rossa, quasi completamente privo di vegetazione, eppure frequentato dai bagnanti e dai pescatori di ricci della domenica.

Capraia, simbolo dell’abbandono e della decadenza. Un faro fuori servizio, un isolotto non abitato circondato da acque cristalline.

Pianosa dista diverse miglia marine dal nucleo dell’arcipelago. Oceani di silenzio ed abbandono, punto di terraferma che lotta da secoli contro il mare che la sovrasta durante le mareggiate, cancellandola dalle mappe terrestri. Oasi di perdizione protetta da residui bellici della seconda guerra mondiale, e’ addirittura vietato bagnarsi nelle sue acque, la si può’ ammirare solo a cinquecento metri di distanza.

Tutto e’ decadente, tutto lo e’ sempre stato alle Tremiti. Metafora della vita dell’uomo: lotta impari contro il decadimento, ostinazione a resistere ad un destino scritto.