Luis Ferdinand Celine – Viaggio al termine della notte

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(Dalla quarta di copertina)

L’anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l’ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell’Africa coloniale, la New York della “folla solitaria”, le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un’opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell’abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell’incubo.

William Finnegan – Giorni selvaggi

(Dalla quarta di copertina)

Il surf è un’arte dai molti paradossi, in cui il desiderio di mostrarsi non è mai separato da quello di essere soli con le onde e sparire dietro un sipario di schiuma. “Le onde sono il campo da gioco. Il fine ultimo”. Ma sono anche l’avversario, la nemesi. William Finnegan ha subito l’incanto del mare fin da bambino, in California, vedendo i surfisti “danzare sull’acqua”. A tredici anni andrà a vivere ai piedi del cratere di Diamond Head, alle Hawaii. E quell’incanto si trasformerà a poco a poco in una devozione assoluta al dio oceano. A venticinque anni, il suo sogno è di rigenerarsi agli Antipodi e vedere il mondo prima che si trasformi tutto in Los Angeles. Inizia così “la ricerca”, il viaggio dell’inverno senza fine, la circumnavigazione del globo a caccia di onde. Prima Guam, poi le isole Samoa, il regno di Tonga, l’arcipelago delle Figi, dove scopre il magnifico break di Tavarua, davanti a un lembo di terra assente perfino dalle mappe. Al suo fianco c’è Bryan, che è andato al funerale di Kerouac e fa surf “come se non ci fosse un domani”. Ultima tappa il Sudafrica dell’apartheid, dove matura una nuova consapevolezza, poi l’inevitabile ritorno a casa. Ma la ricerca non è ancora finita.

Luiz Eduardo Soares – Rio de Janeiro. La furia e la danza

(Dalla quarta di copertina)

Un pugno nello stomaco. La rivelazione del lato oscuro di una delle città più sognate del mondo. La bellezza e la gioia di vivere carioca assediate dalla violenza di criminali e poliziotti, dalla ferocia della dittatura e dalla corruzione della democrazia, dal trionfo dei cliché che nascondono la realtà. Antropologo e scrittore, autore del libro da cui è stato tratto il famoso e cruento film “Tropa de Elite”, amministratore pubblico con alte responsabilità, Luiz Eduardo Soares ha avuto accesso al meglio e al peggio di Rio de Janeiro. Ha studiato e frequentato le favelas più malfamate, ma ha anche vissuto nei quartieri bene e lavorato nei grandi palazzi del governo. Per tutta la vita ha ascoltato racconti al limite dell’incredibile, ha preso il sole su spiagge da sogno, ha partecipato al famoso Carnevale, ha vissuto in altre città e in altri paesi, ma è sempre tornato a Rio. E ora ha deciso di raccontare la sua città al mondo. Così nasce questo libro, un caleidoscopio di orrore e speranza, bellezza e violenza, danza e furia. Mangueira, la peggiore delle favelas, e il suo cammino di cambiamento. La manifestazione di protesta spontanea del 2013, la più grande della storia brasiliana. I cliché, così superficiali, così profondi, della festa del Carnevale. L’orrore della tortura di stato durante la dittatura. La profonda corruzione della democrazia, vista in prima persona.

Chiara Ingrosso – Barcellona. Architettura, città e società 1975-2015

(Dalla quarta di copertina)

A partire dal 1975, momento decisivo della storia spagnola ed europea con la fine del Franchismo, Barcellona diventa uno dei laboratori urbani più attivi nel panorama nazionale e internazionale. Dal primo piano regolatore ispirato da Oriol Bohigas e da una nuova generazione di progettisti catalani progressisti, passando per la sperimentazione sul ruolo attivo dello spazio pubblico con la realizzazione di centinaia di nuove piazze, parchi e giardini, dalla città olimpica del 1992 fino alla metropoli del Forum delle Culture del 2004 e alla definizione di una nuova area, Barcellona viene trasformata in un inedito modello progettuale ed economico capace di essere “esportato” e applicato in altre realtà metropolitane. Il libro di Chiara Ingrosso si presenta come una sorprendente storia urbana contemporanea che indaga, attraverso un’accurata analisi delle fonti documentarie e una serie di dialoghi con alcuni dei protagonisti, la parabola sociale, culturale, politica, architettonica ed economica di Barcellona tentando un primo, significativo bilancio di questa esperienza.

James Frey – Buongiorno Los Angeles

(Dalla quarta di copertina)

Los Angeles. Immane distesa di auto e individui, serbatoio infinito di illusioni e sogni infranti, immagine esplosa di una società, miraggio che si accende ogni giorno come un’insegna al neon, Los Angeles lancia il suo richiamo a tutte le anime perdute, perché vengano a consumare le loro storie nel suo abbraccio capiente. Come Amberton, il grande attore viziato, la cui passione segreta per ciò che non può avere potrebbe distruggergli la carriera; oppure Joe, il vecchio homeless alcolista e filosofo di Venice Beach, che per salvare una drogata rischia di morire nel gabinetto pubblico dove si è installato; o la coppia di giovani scappati da un buco di provincia dell’Ohio con duemila dollari e troppe cicatrici; o ancora Esperanza, che è americana perché sua madre l’ha partorita quindici metri dopo aver oltrepassato il confine messicano, e che per un solo momento di umiliazione rischia di perdere tutto. Frey li segue, ce li fa vedere da vicino e intanto allarga la nostra visuale ad altri personaggi e alla città, a perdita d’occhio, fino a che improvvisamente ci rendiamo conto di essere davanti a un Paese intero, a una cultura, a un momento storico.

Stefano Arata, un Grande Uomo

I colori dell'anima

Oggi voglio parlarvi di un grande uomo, di un grande professore, di cui, ahimè, in Italia si è persa traccia…
In una calda e noiosa giornata di fine agosto mi sono dedicata a curiosare un po’ in internet e mi è venuta la felice idea di inserire nel motore di ricerca il nome di un professore universitario brillante, gentile, un po’ timido, disponibile ed estremamente simpatico e gioviale che mi è rimasto sempre nel cuore, sebbene io abbia avuto la fortuna di seguire con lui solo la prima annualità di Letteratura Spagnola e di fare con lui il relativo esame, poi, purtroppo, più nulla, visto che il 20 luglio del 2001, mentre era in vacanza, è stato stroncato da un infarto a soli 42 anni.
Non sono riuscita a trovare molto in internet, se non una minuscola foto, che lo ritrae in tutta la sua disarmante semplicità
 ed un articolo…

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Gli Italiani, la lingua inglese e il complesso d’inferiorità

Articolo meritevole

D I S . A M B . I G U A N D O

Bandiera inglese

Le discussioni che nei giorni scorsi ha sollevato la petizione lanciata da Annamaria Testa #dilloinitaliano (al grido di «Ha ragione da vendere!», da un lato, e «No, è il solito atteggiamento snob degli intellettuali», dall’altro) mi inducono a condividere qualche riflessione sul rapporto che gli italiani hanno da decenni con la linguainglese. Tanto più la amano – al punto da infarcire il discorso di prestiti e calchi dall’inglese – tanto peggio la parlano. Un problema che sembra identico a se stesso dagli anni ’50, quando Carosone cantava «Tu vuo’ fa’ l’americano… ma si nato in Italì». Un problema che mi tocca da vicino, ohimè, perché ogni giorno ho a che fare con studenti

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Mappa in bottiglia: le Isole Tremiti

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Sulla spiaggia di Torre Cerrano, in Abruzzo, abbiamo rinvenuto una bottiglia chiusa che conteneva una pergamena al suo interno: una mappa delle isole Tremiti.

L’arcipelago delle isole Tremiti accoglie da sempre i naviganti: terra di confine tra il mare ed il nulla, ieri approdo sicuro per naufraghi ed avventurieri, oggi per turisti giornalieri che ne godono della bellezza isolata.

Scrittori in cerca di ispirazione vi soggiornano fin dalla primavera, immergendosi nelle cale nascoste ed impervie, passeggiando per i saliscendi alberati, scalando le rocce che conducono al Santuario di Santa Maria a Mare sull’isola di San Nicola, circumnavigando in gommone le cinque piccole isole che formano “Le Tremiti”.

La maggiore delle cinque sorelle Diomedee, San Domino, offre anche una piccolissima spiaggia sabbiosa a lato del porto. Paradossalmente non ci sono spiagge alle Tremiti, c’è’ tanto blu, tanta acqua e tanto mare attorno ai cinque momenti di terraferma.

Cretaccio e’ poco più’ di uno scoglio ricoperto di sabbia rossa, quasi completamente privo di vegetazione, eppure frequentato dai bagnanti e dai pescatori di ricci della domenica.

Capraia, simbolo dell’abbandono e della decadenza. Un faro fuori servizio, un isolotto non abitato circondato da acque cristalline.

Pianosa dista diverse miglia marine dal nucleo dell’arcipelago. Oceani di silenzio ed abbandono, punto di terraferma che lotta da secoli contro il mare che la sovrasta durante le mareggiate, cancellandola dalle mappe terrestri. Oasi di perdizione protetta da residui bellici della seconda guerra mondiale, e’ addirittura vietato bagnarsi nelle sue acque, la si può’ ammirare solo a cinquecento metri di distanza.

Tutto e’ decadente, tutto lo e’ sempre stato alle Tremiti. Metafora della vita dell’uomo: lotta impari contro il decadimento, ostinazione a resistere ad un destino scritto.

L’Islanda di Toxic

Tomislav Boxic, lo chiamano Toxic, è un serial killer cinico e spietato. Cura le statistiche riguardanti la sua attività criminale con zelo e rigore. “Chi e’ la vittima numero 24? E la 57?”. Pesca nel suo database mentale per visualizzarne caratteristiche personali, vizi, virtù, momento e modalità della morte.

Ama le donne, Toxic, ed ha una relazione con la burrosa Peruviana Munita; classifica il sex appeal femminile secondo la formula: “Se fossi bloccato in montagna con un plotone, comincerei a pensare a lei dal giorno numero…”.

Pur commettendo crimini a volte orribili, il tocco leggero di Toxic ce lo rende simpatico, umano, quasi fraterno, e per sua stessa amara ammissione: “Quando uno ha ucciso più di 100 persone non ha più il diritto di lamentarsi per un pavimento sporco o per una stanza in disordine”.

Romanzo avvincente che si lascia divorare in poche ore, con una venatura comica spiccata, soprattutto nella prima parte del libro. L’evoluzione di Toxic da Killer spietato con loft da urlo a Manhattan a fervente religioso in Islanda (poco per scelta, un po’ per caso e molto per necessità) è la parabola di un libro notevole, capace di riappassionarci ancora alla buona letteratura noir contemporanea.

Scheda libro 

 

Le vene aperte dell’America Latina. Eduardo Galeano

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Tutti hanno sognato un viaggio in America Latina. Le immagini vendute da tour operator e agenzie viaggio sono conosciute e ampiamente diffuse: le spiagge di Rio de Janeiro, il Machu Picchu, la Patagonia…Immagini stereotipiche, cartoline e niente più. Dietro ogni foto di un paesaggio spettacolare con una natura rigogliosa c’è la storia di un continente. 

Se ne parla nell’opera più conosciuta dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina, pubblicata da Sperling&Kupfer nella collana Continente Desaparecido curata da Gianni Minà.

Galeano ci regala saggio che parla della spoliazione perpetrata dai colonizzatori (europei ieri ed americani oggi) nei confronti di tutto il subcontinente americano: dal Messico in giù esiste una storia in comune per tutte le nazioni e per tutti i popoli amerindiani. Basandosi esclusivamente su documenti storiografici e mai su personali opinioni, Galeano traccia le linee guida per un’interpretazione della storia delle Americhe, evidenziando gli errori di gestione (ed in controluce i crimini e gli orrori) effettuati da coloro che hanno amministrato delle terre che ancora oggi hanno un grandissimo potenziale di ricchezza.

Un saggio noioso e di difficile lettura? Nemmeno per sogno! Galeano ha la “penna leggera”, e confeziona un prodotto editoriale formato da 350 pagine che scorrono velocemente una dietro l’altra.
Libro fondamentale per meglio intendere anche il presente del subcontinente, Galeano offre al suo appassionato lettore tutti gli elementi per farsi un’idea su tutto quello che accad(d)e nel perimetro “latino” dell’America: per coloro che non sono mai stati nei paesi in questione e che basano le loro idee solo su quelle poche righe che riescono a leggere sui giornali, “Le vene aperte dell’America Latina” rappresenta un fondamentale ed imprescindibile strumento di studio e di approfondimento per uscire fuori dai luoghi comuni. Celeberrima la foto dell’Aprile 2009 in cui l’allora presidente del Venezuela Chavez regala ad Obama una copia del libro nell’edizione spagnola. Il gesto di Chavez diede una nuova popolarità alla già famosa opera ed entrò nella Top Ten di Amazon.com. Obama apprezzò il gesto e a distanza di cinque anni sarebbe interessante ricevere una recensione del libro da parte del presidente USA. 

A causa delle sue idee politiche Galeano fu costretto all’esilio forzato dal suo Uruguay e visse una fertile stagione intellettuale in Argentina ed in Spagna.

La nostra sfortuna più grande non è stata la povertà. Se fossimo stati poveri nessuno sarebbe rimasto qui a cannibalizzare le nostre infinite risorse: cacao, zucchero, mais, caffè, caucciù, oro, argento…La nostra sfortuna risiede nella nostra straordinaria ricchezza!


Leggetelo e fatelo leggere a tutte le persone a cui volete bene.